In una parte rilevante dei casi (circa il 50%), l’insonnia si presenta in conseguenza di periodi di stress eccessivo, disturbi d’ansia o depressivi. I numeri lo attestano in modo eloquente: secondo lo studio Philips Index (“La salute e il benessere degli Italiani”)realizzato su un campione di persone fra i 18 e 70 anni,  un terzo degli Italiani (oltre 12 milioni) ritiene troppo scarso il proprio sonno notturno: le cause sono da ascriversi, nel 54,7% dei casi, a problemi di salute, nel 51% agli stili di vita stressanti, orari sregolati, quantità di cose da fare, alle preoccupazioni (44% dei casi) e a fattori esterni di disturbo, inclusi ad esempio nel contesto ambientale  (25% dei casi). Le insonnie legate all’ ansia solitamente inducono  difficoltà ad addormentarsi, mentre l’ insonnia dovuta a problemi depressivi si manifesta con risveglio precoce mattutino, intorno alle 3 o alle 4 del mattino, rendendo difficile alla persona riprendere sonno.

Il ruolo dello stress
Mantenuto entro certi livelli, ha un’azione positiva ed “energizzante” . Lo stress benefico o “eustress” (dal greco “eu”, bene) favorisce l’attenzione e la concentrazione, affina le capacità di memoria e di apprendimento, agevola e rende più efficace il problem solving. Può invece provocare danni fisici e mentali in ragione di una presenza costante di stimoli stressanti, che inducono un rilascio continuo di adrenalina e cortisolo (due ormoni coinvolti, rispettivamente, nelle reazioni di fuga e in quelle di stress): questo provoca uno stato di attivazione dell’organismo che perdura anche nelle ore che dovrebbero essere deputate al riposo. In questi casi, lo stress può pregiudicare negativamente lo stato di salute: possono manifestarsi problemi di memoria e di concentrazione, oltre a disturbi di natura cardiaca, gastroenterica, muscolare e scheletrica e, in particolare, disagi emotivi come senso di inadeguatezza, ansia e attacchi di panico.

Il “circuito” ansia-insonnia
L’ansia ha delle sue manifestazioni peculiari, che coinvolgono tanto la sfera psicologica (sensazione di paura, di preoccupazione e di apprensione) quanto quella fisica (palpitazioni, affanno, fastidi gastrici, tremori). Una delle implicazioni di uno stato ansioso, come si diceva in precedenza,  è l’insorgenza di un disturbo del sonno. Tuttavia, a legare questi due elementi, non  è un semplice rapporto di causa-effetto, quanto l’instaurazione  di  un “circolo vizioso” che sia autoalimenta: l’ansia aumenta la percezione dello stress, amplificando lo stato di “attivazione” dell’organismo. A sua volta, il permanere di uno stato di “attivazione” anche in ore notturne determina difficoltà ad addormentarsi e una cattiva qualità del sonno che può, se trattata tardivamente, cronicizzarsi e configurare l’insorgenza dell’insonnia vera e propria.
A sopraggiungere, in conseguenza di uno stato ansioso, possono essere anche gli attacchi di panico: un disturbo che interessa quasi una persona ogni 75, principalmente durante l’adolescenza o la prima età adulta. I sintomi che identificano un attacco di panico (secondo il manuale diagnostico DSM IV) si possono raggruppare in 6 grandi categorie: sintomi che mimano un infarto cardiaco, problemi respiratori, problemi gastrointestinali, problemi neurologici, problemi neurovegetativi, problemi psichiatrici. Si parla di attacco di panico quando compaiono uno o più di questi sintomi.
Un’altra conseguenza di uno stato ansioso persistente, è la possibile comparsa di uno stato depressivo, legato alla difficoltà di gestire livelli troppo elevati di stress. A questa, può legarsi uno stato emotivo segnato da demoralizzazione, tristezza e apatia.

Per saperne di più… VALDISPERT GIORNO

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