Oltre a regolare il ritmo sonno/veglia, la melatonina ha un grande potere antiossidante e ritarda i processi neurodegenerativi. Il nostro corpo inizia infatti a invecchiare quando la sua produzione cala, verso i 35 anni.
Così dopo questa età è consigliabile assumerla mediante integratori, per continuare a garantire al nostro corpo i suoi effetti benefici. Si tratta infatti di un’ottima protezione contro i radicali liberi, pericolosi per la salute: aiuta, insomma, in estrema sintesi, a rallentare l’invecchiamento.

La melatonina è presente in alcuni alimenti (banane, uva, riso, noci, latte, ecc.) ma per essere certi di assumerne la quantità sufficiente, meglio – come detto – fare ricorso agli integratori, e visto che questo ormone ha tra i suoi effetti principali anche quello di aiutare a dormire meglio, preferibilmente la sera prima di andare a dormire.

Vediamo però più nel dettaglio come agisce la melatonina nel contrastare l’invecchiamento.
Dai risultati di alcune ricerche delle Università di Granada e Siviglia, con il passare degli anni l’ossidazione, a causa di processi infiammatori, rende più fragili le cellule.

In particolare, i ricercatori hanno analizzato le capacità di alcuni “organuli”, chiamati mitocondri, di produrre Atp (adenosina trifosfato) una molecola che ha la funzione di immagazzinare l’energia necessaria alle cellule e di renderla immediatamente disponibile.

Con l’invecchiamento i mitocondri perdono efficienza, modificano la loro struttura e non sono più in grado di riprodursi. Questo processo di “consumazione” ha come effetto di far calare la produzione di Atp e in sostanza fornire meno energia all’organismo e favorire contemporaneamente la formazione di radicali liberi, dannosi per le strutture cellulari. Tra l’altro, il deterioramento dei mitocondri sarebbe una delle cause dell’insorgere di gravi malattie degenerative quali il Parkinson.

Qui entra in gioco la melatonina, che riesce a convertire gli ormoni tiroidei in un ormone altamente “energetico”, a tutto giovamento dei mitocondri, innescando un circolo virtuoso che porta a una maggior produzione di Atp e, in definitiva, a neutralizzare i processi degenerativi connessi all’invecchiamento, ma anche di ritardarne la ricomparsa.

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