Con l’ultimo weekend di marzo e l’inizio della primavera, torna l’ora legale: una convenzione adottata nel nostro Paese dal 1966, dopo che era stata introdotta come misura di risparmio energetico durante le due guerre. Le giornate sono più lunghe e ci accompagnano all’arrivo dell’estate, ma per molti ora legale significa anche disturbi del sonno, stress, difficoltà di concentrazione e altri effetti collaterali che possono protrarsi anche per diverse settimane.

A dar man forte a questa teoria c’è la ricerca scientifica, che ha confermato nel tempo almeno 5 disturbi associati al cambio dell’ora: da problemi di insonnia a difficoltà nel concentrarsi, da forme di stress cardiaco e psicologico al rischio di un aumento di incidenti alla guida o sul lavoro.

Che si dorma peggio, al di là dell’ora persa, è un fatto riscontrato anche quando si passa dall’ora legale e quella solare. Il cambiamento coinvolge infatti il ritmo circadiano (orologio che regola molte funzioni cicliche nel nostro corpo) e la sintesi della melatonina, che solitamente avviene proprio nelle ore di buio favorendo il sonno. Il risultato è che l’organismo può essere “confuso” sul ciclo veglia-riposo, subendo una sorta di effetto jet lag, che per alcuni può durare un giorno, mentre per altri settimane.

Il sonno disturbato può portare ad un calo di concentrazione e di produttività durante la giornata, anche questo testimoniato da uno studio del 2012, che avrebbe dimostrato quanto in questi periodi aumenti in modo rilevante il tempo trascorso online a navigare su siti che non hanno nulla a che fare col lavoro.
Addirittura, diversi studi dimostrerebbero che nei giorni immediatamente successivi al cambiamento dell’ora, sono in aumento gli incidenti in macchina o sul lavoro, si registrano picchi di attacchi di cuore e anche le persone che soffrono di particolari disturbi mentali possono risentirne maggiormente, a causa del cambiamento dei ritmi cronobiologici.

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